Per Finta

Era una giornata scura, le nuvole malinconiche riflettevano sulla terra, il sole intimidiva dietro ad uno strato pesante, ma non pioveva, non ancora. Giunti davanti al cancello iniziammo a parlare su come fosse successo, molte e diverse erano le tesi: malattia? stanchezza? Forse la più attendibile era Tumore al Cervello, eh sì. Avevo lasciato questo mondo  di malfamati per causa del tumore. Non avrei mai pensato che potesse succedere così in fretta, si era ammalata a distanza di due anni e neanche avevo avuto il tempo di risalutarla degnamente. Colpa mia in fondo, anche se non mi prendo piene responsabilità.. Pochi minuti dopo arrivo la banda musicale. Cinque clarinetti, tre trombe e qualche flauto più un qualcosa simile al tamburo, un ensamble da strappalacrime.

Iniziato il funerale arrivò la cassa da morto in macchina,accadde una scena umoristica, in quanto, immaginate, dopo aver passato il muretto prese una pietra dando la morte certa alla ruota. La ruota provocò un vero e proprio tonfo al quale metà della gente cercò di soffocare la risata. Altri disperavano, inveivano, pochi erano tranquilli nel sorridere,semplicemente, come preda di uno  scherzo. Fecero scendere la cassa poggiandola su un altare. Cassa da morto, nera, rifinita lungo i bordi, con qualche ammaccatura sulle fasce (conseguenza dell’incidente?), se non ci fosse stata una  montagna di fiori sopra, non sarebbe stata  notata. <Fiori> bianchi, rossi, viola, porpora, che da soli avrebbero trasmesso grazia e bellezza, ma che in realtà, posti l’uno vicino all’altro creavano disordine, senza una logica. Passare una vita ricca, per poi ritrovarsi in una scatola sotto ad una colonna di fiori, ridicolo. Fortuna era che se n’ era già andata, l’anima non poteva assistere ad un simile scandalo. Quell’insieme di maschere riunite per celebrarla. Conoscendola avrebbe cacciato tutti, non amava stare al centro dell’attenzione, ma ci si ritrovava lo stesso.

La banda iniziò a suonare musica (non che potesse suonare altro) triste, una marcetta funebre a tempo di ballo. I cari parlarono, lunghi discorsi si susseguirono, alcuni fatti per dolore, altri per mostrarsi, tutti però deprimenti. Passammo alla firma sul foglio, mi posizionai ultimo in fondo al foglio, angolo appartato, di difficile presenza ma pur sempre presente. Abbandonammo e congedammo con saluti e altre falsità, poiché il quel momento non erano adatti, ma costituiscono il codice morale della persona. Mondo di egoisti. Abbandonai quel luogo desolato, spettale, abbandonato a se stesso.

Abbandonai il posto, ma mai la persona che avevo conosciuto.

th (13)

Poi, come lacrime del cielo, piovve.

 

Federico Morbidelli/ Tutti i diritti sono riservati (C)

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12 pensieri riguardo “Per Finta

  1. Buongiorno Silvio, Non considerare questo un commento ma, semmai, un ringraziamento per il tempo che lasci sulle mie pagine. Io non riesco più a commentare decentemente e tanto più intensa è l’altrui scrittura tanto maggiore è il silenzio con cui la seguo.
    E’ un vero problema legato ai molti anni di rete e di vita che mi hanno attraversato: ho letto i tuoi ultimi tre articoli. Suonano. Sai usare la lingua, incespichi ogni tanto e poi ti alzi e voli via. Non so quanto di quel che scrivi nasca da tue esperienze personali, io so scrivere solo di quelle, credo che su alcuni momenti tu faccia volare la fantasia ed essa in letteratura diventa subito metafisica. E’ una buona cosa.
    Si respira un’aria pulita qui, sta diventando una cosa rara. Tornerò e se permetti saluto anche i tuoi commentatori.
    Enzorasi

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      1. Ritorno perchè è passato un po’ di tempo e non ricordavo bene la dinamica di questo “equivoco”. Rileggo il tuo post, il mio commento e la tua risposta. Ho sbagliato nome! Ti ho chiamato Silvio invece di Federico! Ecco spiegato il busillis ma era evidente che, a parte questo, commentavo te, la tua scrittura e i tuoi commentatori.

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